Molti non sanno che sono un poeta, non so se bravo o no, ma poco importa.
Credo che la poesia non si possa giudicare, sono emozioni, senzazioni, sentimenti, ma anche ragione.
Però troppi ci sono che si sentono poeti e invece scrivono solo prose incolonnate, perchè la poesia deve avere dentro un ritmo ben preciso.
Io scrivo poesie da quando ero ragazzino e adesso le pubblicherò in questo mio spazio.
Chi vuole leggere legga, il resto facciano come credono.
E se volete lasciare commenti, fate pure.
Buonanotte, passione
L’incredibile quiete e la possibilità di riflessione che offre la notte in un piccolo paese di provincia come Nizza di Sicilia, dove nelle sese di calma, ti basta girare un po’ a notte fonda per rivivere il passato e pensare ai problemi quotidiani con quella passione, che dopo, ogni notte, mandi a dormire insieme ai tuoi pensieri.
Quando cala la notte,
ogni stella appare in cielo.
Sdraiato sulla spiaggia, di sera,
gli occhi in alto, vedo i pianeti.
Sono vivo, vivo fra i vivi.
Alle spalle i rumori del giorno;
gli impiccati per cravatta:
mistificazione quotidiana.
Risalgo sulla strada,
casa per casa, vicolo per vicolo:
sto vedendo il passato
e gli amici mancanti.
Sto davanti al portone di casa:
buonanotte, passione,
si riprende domani.
2 agosto 2000
Sabbia e tamerici
Immagini di un’infanzia passata, quando il paese era ancora rimasto ai tempi antichi; quando ancora il falso progresso della cementificazione e della globalizzazione mediatica non ci aveva sfiorato e molte cose rimanevano immobili, ma belle nella loro tradizione.
Quando ammazzavamo i roditori
e il tanfo del pollame per strada
si sentiva, come ora di nafta e benzina;
il pecoraio lungo la piazza principale
faceva sfilare le sue lane;
per le vie del San Giovanni
scoppiettavano i bracieri;
la strada: un nostro dominio,
discola prole di quella prole d’ante-guerra,
che pure la guerra dissennò e scosse;
molti erano i vecchi d’Ottocento;
le donne canute con lo scialle
nero a veder tornare l’uomo
dalla fatica grande del sale…
Tutto era sabbia e tamerici.
31 agosto 2000
Un solo giorno
Si serrano i pensieri della notte
e per ricordare tutto, alla mattina,
metto fra tante cose una barriera.
Ora è già giorno e sento su nell’aria
l’odore che fa quella colazione
riscaldata in un piccolo fornello.
Mi piace pensare che il paese
sia sempre qui a far da testimone.
Dentro di me qualcosa già si sveglia
e quella mente antica, ch’era viva,
fa finta di non essere mai stata.
Apro le mani e sento che il mio sguardo
cade tranquillo dentro questa quiete.
Lei passa accanto e guarda i miei pensieri:
era migliore il tempo del passato?
Sarà più giusto il tempo del futuro?
O è già più dolce quello del presente?
Facciamo come se ci fosse al mondo
un solo giorno per poter giocare.
18 luglio 2000
Esegesi di tabaccaio talassemico
Il tabaccaio, quello talassemico,
strano, come strana è la vita,
appoggiava sul banco le sue mani.
Così pensando,
dormì il nostro sprito guerriero,
dove il sole era stato alto.
Ora stupendo il suo passato,
fatale il suo domani,
fatalizzati i suoi pensieri:
senso di vita i suoi ricordi.
lunedì 3 gennaio 1984
Sotto il cielo d’Albania
Il bambino, spruzzando vernice,
scrive uno slogan sul muro.
Gli incendi divampano.
I vecchi increduli rivedono il passato.
Sono scene che non dovrebbero tornare.
Masse di donne spedite al mercato
della carne umana,
quella che si vende viva,
perché viva va consumata.
La rabbia dei giovani
può tramutarsi in furti,
malavita, banditismo.
Sotto il cielo d’Albania
sopravvivono le insegne
di mussoliniana memoria.
L’alleanza ora è compiuta,
non l’alleanza dei governi,
non l’alleanza delle leggi,
ma quella dei mafiosi.
Ah povero mondo moderno!
Quanti diluvi potrebbero bastare!
E la storia continua inalterata,
immemorabile, perfettamente studiata.
31 agosto 2000
Essere Canzone
Non muoverti, ti prego, guarda il giorno:
nasce, dopo una notte tumultuosa.
Resta nel caldo delle tue lenzuola,
dove il tuo corpo scrive una canzone.
I tuoi capelli parlano di vita,
le mani tue di tenera passione.
Mentre ti giri in mezzo a questo buio,
sprizzano fuori i piccoli folletti.
Resto a guardarti, vigilo il tuo cuore,
mentre i due fari puntano la vita,
increduli alle volte nell’abisso,
che ha costruito intorno a noi la gente.
Nella campana, che ti tiene al mondo,
c’è tutto quello che si può volere.
Ma tu non sai, ti muovi, e quell’alone
di vita e amore, il rosso sposta intorno,
e il verde, dopo, come un grande prato.
Ecco l’azzurro, in te è cielo e mare,
appassionato, come vuole il tempo,
che vivi, dolce e tenera ragazza.
Non ti spostare mai, resta piazzata,
perché spostarsi è simbolo d’inferno.
Guardati attorno, cerca dove vive
tutta la forza che potrai trovare.
Vai a scrutare, vedi dove muore
quella follia che chiamano coerenza.
Dalle con forza, senza esitazioni,
l’ultimo colpo, ch’è quello mortale.
Noi siamo quelli della notte fonda,
quelli che sempre cercano l’appiglio;
noi siamo ancora quelli della gioia,
della tristezza dentro una parola.
La musica ci spinge e ci invigora;
la sera siamo a nord la notte a sud,
il pomeriggio ad ovest arriviamo,
dopo che ad est viviamo la mattina.
Questa è la nostra vita, dolce amica,
se no che senso ha chiamarla tale?
Non muoverti, ti prego, resta ferma,
con la tua faccia spesso porporina,
rimani ciò che sei, chè non c’è un altro
modo di essere canzone.
Venerdì 4 aprile 2008 alle ore 8,16
Musa
Non brillano le stelle nella notte,
quando il tuo viso dorme accoccolato
su cuscini soffici, di piuma,
sotto una luna che guarda paziente.
Si muovono, lasciando un dolce affondo,
caldo di sole e tenere emozioni,
come se il giorno stesse per tornare,
le membra tue, piccola fronda,
dolce di pelle rossa camoscina.
Ascolta, Musa, canta una cicala;
nasconde i suoi tentacoli di note.
Non la cercare mai,
ascolta il suono,
non ha bisogno di farsi vedere.
Senti vibrare il suono sulla pelle,
che il verso da, spingendo le parole,
quando ti canto, Musa, col mio canto;
quando ti scrivo, Musa, col mio cuore.
Senti l’abbraccio, Musa? Questa gioia?
Senti pulsare il sangue nelle vene?
Ora ti stringo;
ora vuoi fuggire;
ora ti guardo,
sento il tuo calore,
o dolce Musa,
il suono del tuo amore.
Oh Dio! Come si muove quel tuo cuore!
Ora lo sento, è un mondo di canzoni!
Ecco, è la vita che si fa ascoltare.
Apri le braccia, accoglila, con gioia,
lei ti sorride, empie il tuo colore.
Oh Musa mia, com’è distratto il mondo,
se non si accorge del tuo dolce andare!
Oh Musa mia, che inutili battaglie!
Musa, ti canto…
Ecco, è il tuo respiro…
Torna, affannoso…
Ferma, non lottare, Musa!
Lascia passar la notte,
il giorno arriva,
ora davvero, con le suo parole,
fatte d’amore e di stonate note,
ma il tempo è nostro, Musa, non temere.
Andremo su e giù sotto quel sole,
dimenticando come cada notte.
Ci sentiremo al centro, Musa, al centro,
Dei fortemente nella notte scura.
Sconfiggeremo l’unica emozione,
che non ci da l’amore.
Arriveremo in fondo ad ogni cuore,
col nostro viso umido bagnato
dal pianto del dolore di chi spera
di costruire un mondo tutto nuovo..
Eccoti, Musa, qui! Ma sei bella!
E’ dire bella è poco,
ma il mio cuore
non sa trovare più altre parole.
E m’addormento, Musa, al tuo pensiero,
sentendoti fra mille pulsazioni,
che ai nostri cuori porta ogni canzone.
Lasciati andare, dormi adesso,
è il tempo, che Vespero e Morfeo,
col loro amore sanno celebrare il sonno,
unica forza, che viene fuori
dalla loro unione.
Dormi, mia Musa, dormi, e nel tuo sonno
sogna di grandi alberi frondosi.
Dormi, mia Musa, dormi, e il tuo silenzio
possa dare anche a me la dolce quiete.
Martedì 15 aprile alle ore 19,30
martedì 10 giugno 2008
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